Predatrice spietata

Innegabilmente il pensiero vive nel passato: ne indossa le vesti e ne ricalca le orme. La mente distrae ed è prepotente, poiché esige attenzione; essa trascina, nel proprio scorrere impetuoso, detriti di ricordi, associazioni accidentali e caotiche paure di un futuro ipotetico. Il pensiero seduce con la logica disordinata e rumorosa. Immagini che si materializzano, frasi che appaiono dal buio come fantasmi e ricordi che riaffiorano, sono come i battiti di ali di una farfalla che sembrano troppo deboli per creare una tempesta. Eppure ogni pensiero non abbandona mai la mente che lo ha generato, bensì si stratifica ai precedenti, si trasforma, diventando parte di tutto ciò che è stato pensato. La mente è una predatrice spietata che induce a far credere al pensiero di essere indispensabile.

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La vocina interiore

Luca deve fare i conti con la sua spietata vocina interiore che lo rimprovera non appena ne ha l’occasione. Il ruolo non è ben delineato, non è chiaro. A volte assomiglia ad una madre autoritaria che lo indirizza sula retta via, lo manovra come un burattino coi fili tutti ingarbugliati. In alcune occasioni si prende gioco di lui, fa l’ironica e non perde tempo a sottolineargli i suoi difetti. Perfettamente sarcastica ha sempre la battuta pronta. La vocina interiore potrebbe essere la coscienza o forse è la materializzazione delle nostre paure oppure dei desideri inconfessabili. Proviene da un luogo misterioso ed angusto di cui ignoriamo l’ubicazione. É colei che sa tutto, è la prima della classe, sempre perfetta, mai una sbavatura; è anche quella che irrita, che innervosisce e procura un stano malessere che parte dallo stomaco. La si vorrebbe prendere a pugni e farla tacere per sempre. Tuttavia se mancasse proveremmo nostalgia. O forse no. Un sodalizio scomodo, un parassita saprofago che si nutre delle paure, delle incertezze insite in ognuno. Inutile fuggire perché ci raggiungerà ovunque si andrà; lei sa tutto, conosce ogni pensiero, si accorge della minima esitazione, titubanza, prevede le intenzioni e le usa a proprio vantaggio. Rinfaccia, giudica, sentenzia, pontifica, elargisce consigli ed è sempre pronta ad intervenire, a intromettersi e intrufolassi in qualsiasi momento. Ha un tempismo che rasenta il sublime, si coordina perfettamente con gli stati d’animo e, come un camaleonte, si adatta ad essi, ma non per empatia, bensì per rigirare ancora meglio il coltello nella piaga. Eppure è parte di noi, non è indistinta dalla mente che l’ha, in qualche maniera, creata e le ha dato forma vocale. È l’essenza ultima di ciò che siamo o di che vorremmo o non vorremmo essere; un avvertimento, un monito interiore che ha la funzione di proteggere. Una lente d’ingrandimento puntata sui pensieri, dentro l’animo, che scruta ogni minimo particolare e che ci obbliga a porci delle domande e fare i conti con noi stessi.

“La coscienza è quella vocina interiore che ci avverte, quando meno ce lo aspettiamo, che qualcuno ci sta guardando.” Mark Twain