Tourette

Le persone mi guardano, anzi mi fissano incuriosite, alcune spaventate mi evitano, altre invece ridono divertite dalle mie palesi stravaganze, dalle mie prodezze lessico-verbali, degli scatti improvvisi del volto e di quelli delle mani. Tutto questo mi obbliga e mi costringe dentro ad un’eccentricità che esplode e si diffonde intorno. Succede ogni volta che esco per strada: le persone mi scansano come un lebbroso; occhi in cui posso leggere compassione e pena, altri che mi sfidano; teste che scuotono quasi dondolandosi dimostrando commiserazione e sopportazione. Non riesco a spiegare cosa mi accade, ma è come se un animale vorace, bramoso di prendere possesso del mio corpo lottasse con la mente e la parte razionale di essa. Questa bestia indomabile, furiosa, oscura e prepotente ha sempre la meglio su di me. Inutile resistere od opporsi perché gli spasmi mi assalgono senza preavviso e le esclamazioni, poi, sempre volgari e offensive, condizionano ogni rapporto e contatto umano. A volte penso a come sarebbe la mia vita senza tutto ciò, ma non sono sicuro della risposta. In fondo questi tic bizzarri, questi spasmi stravaganti, questa irriverenza verbale sono parte di me. Io sono i miei tic. La risultante che ne deriva è una retta imprecisa, storta, ma che riassume il mio carattere e il modo in cui percepisco ogni cosa. La mia Tourette rende speciale ogni attimo dell’esistenza. Posso affermarlo ogni volta che prendo in mano la chitarra e mi metto a suonare. Assecondando l’onda dei tic, le dita delle mani corrono veloci e agili, accarezzano e pizzicano le corde facendole vibrare come se cantassero; come un coro, una polifonia policroma che racchiude la bellezza dell’arcobaleno. Per questo mi dispiaccio quando le persone mi guardano in quel modo: perché non sanno che la mia condanna non è la malattia, bensì il limite invalicabile delle menti altrui.

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