Ansia sabotatrice

Chiara non sembra avere i sintomi dell’ansia da esame, mentre Luca ne è affetto. Chiara dimostra freddezza, disinteresse e una soddisfatta rassegnazione per l’esame fallito; Luca, invece, matura dentro di sé pesanti sensi di colpa che elabora non in modo del tutto efficace. Il fatto è che non sanno come gestire adeguatamente le loro emozioni, sia in positivo che in negativo: una specie di schizofrenia selettiva, emozionale e didattica che li trascina verso una più confortante commiserazione e apatia. Essere agitati prima dell’esame è normale, o almeno dovrebbe esserlo. Il termine stress ha assunto, ormai, una valenza esclusivamente negativa. In realtà lo stress è la risposta normale a un qualsiasi evento esterno che provochi uno stato di “disequilibrio” personale, inoltre ha anche la funzione di mobilitare risposte e comportamenti, ma anche elaborare strategie che producano un nuovo equilibrio, come nel caso dell’esame. Lo stress, in sintesi, è lo sforzo psicofisico di adattamento alle richieste/condizioni ambientali. Nel caso dell’esame, la richiesta dell’ambiente universitario, è quella di dimostrare di aver acquisito delle conoscenze/competenze, e ciò che può provocare stress e ansia, è il timore di non riuscire a superarlo.

Continue reading “Ansia sabotatrice”

Annunci

Lavoretto o paghetta?

Luca e Chiara sono studenti universitari, senza soldi e senza esperienze lavorative. Soltanto dopo l’ennesimo esame fallito i genitori fanno inversione di marcia e trovano loro un lavoretto nei week-end. Sono tempi difficili e duri in cui ci si deve accontentare del “nero” e del precariato. Ricorrere alla cosiddetta paghetta è diventato un sport nazionale. Io ritengo che, se da una parte svolga un’azione pseudo-educativa utile fino ad un’età che sia aggira ancora sopra la trentina, dall’altra sia abbastanza umiliante riceverla.

Continue reading “Lavoretto o paghetta?”

I cosiddetti fuori corso

Il mio ultimo (o penultimo?) post riguardo gli studenti fuori corso. Come Luca e Chiara, che hanno già compiuto il fatidico giro di boa e si apprestano a compiere il secondo, molti ragazzi -e non più ragazzi- rimandano o faticano a laurearsi nei tempi. Da quanto ho potuto leggere ci sono casi, come a Palermo, in cui si è dato un aut-aut: chi è iscritto ai vecchi corsi quinquennali dovrà laurearsi entro il marzo del 2014. Sono queste le novità introdotte da una delibera del Senato accademico dell’Ateneo che ha deciso di porre una stretta sugli universitari fuori corso. Se è vero che più studenti pagano le tasse, più l’Ateneo incassa, d’altra parte, con l’introduzione dei nuovi parametri con cui il Ministero dell’Istruzione eroga i finanziamenti per le università, i fuori corso rischiano di comportare delle perdite economiche che superano gli introiti garantiti con le tasse stesse. Tali studenti sono stati definiti “poco produttivi”. Che dire? In termini di “produzione” accademica può anche essere lecito definirli così, ma umanamente, mi chiedo, se sia corretto. Mi spiego. È sempre una questione di redditività, anche in termini di istruzione, e non si riesce a distinguere i contorni e le sfumature. Faccio riferimento ai protagonisti del mio romanzo. Mentre Luca ha un approccio più ottimistico, reattivo nei confronti della vita, anche universitaria, Chiara sembra tirarsene fuori volontariamente. Forse esistono davvero due categorie distinte: una che non ha voglia, l’altra che teme una “fine”, proprio nei termini di carriera scolastica.

Continue reading “I cosiddetti fuori corso”