Arcobaleno iridescente

La mia impressione, anzi posso affermare quasi con sicurezza, è che non si è mai svegli, bensì si resti addormentati in un sogno lungo e fluttuante. A volte non sono nemmeno sicura che questo mondo onirico appartenga a me, ma a qualcun altro, forse ad un’ entità superiore o peggio ancora non sia altro che una proiezione perversa di un’auto-illusione. Un’allucinazione mentale in cui si è convinti di condividere una realtà universale, uguale per tutti, mentre, al contrario, ognuno è prigioniero del suo mondo, proprio come in un sogno appunto. Si percepisce fraintendendo la realtà, e così la propria prigione viene costruita, pezzo dopo pezzo, con le proprie mani, anzi con la mente. Nel mondo personale ed esclusivo -nel senso che gli altri vengono esclusi non per volontà ma per fraintendimenti- le similitudini di altri mondi individuali risultano, e vengono riconosciute come tali, solo nella misura in cui i sensi, le emozioni e i modi di pensare risultino espansione del proprio Sè. Una proiezione in qualche modo distorta che si espande dall’interno all’esterno di se stessi. L’interpretazione al di fuori di ciò che si riconosce come interiore è proprio il punto di partenza per vedere la realtà; non si possiedono altri mezzi o termini di paragone. Tutto ciò che viene percepito passa attraverso gli unici mezzi disponibili: corpo e mente. Nessuno, quindi, è detentore del Vero, ma ognuno descrive il proprio sentire ed espande, per così dire, un prolungamento del mondo interiore verso quello altrui. Esistono membrane delicatissime, facili da lacerare, e altre coriacee, quasi impenetrabili; esiste anche un arcobaleno iridescente a cui ognuno si avvicina al colore che più lo attrae.

Assestamento emotivo

Le condizioni di equilibrio stabile, instabile e indifferente si possono esaminare dal punto di vista dell’energia di potenziale dei corpi. Un corpo è in equilibrio stabile se, spostandosi di poco dalla sua posizione di equilibrio, tende naturalmente a ritornarvi; un corpo è in equilibrio instabile quando, spostandosi di poco dalla sua posizione di equilibrio, tende ad allontanarsi; un corpo è in equilibrio indifferente quando, spostandosi di poco dalla sua posizione di equilibrio, rimane stabilmente nella nuova posizione. É così. Quando la mente, l’anima, protetta dall’involucro di carne e ossa, reagisce alle interferenze che, in un certo senso, la destabilizzano, si sposta altrove per autodifesa. Basta poco, a volte, anche un lieve assestamento emotivo; un evento non desiderato, imprevisto o mai verificato, per fare vibrare, sollecitare una scossa sismica interiore, per far franare una speranza, per sommergere un sogno. Ci si adatta, cercando di assestare l’equilibrio interiore, di ritrovare la posizione, l’ordine dei propri pensieri. Si raccolgono, poi, i pezzi, sparsi qua e là, lasciando le macerie al loro posto, perché non sempre si hanno le forze per ricostruire, per ricostruirsi. Infine ci si adatta, ci si abitua ai colpi bassi della vita, a quelli diretti e difficili da scansare, a quelli che piovono dal cielo in un continuo assestamento emotivo, in una continua modificazione delle abitudini e, forse, anche dei pensieri. Lo si fa per sopravvivere, per andare avanti. Un adattamento costante, genuino, e non solamente rassegnazione.

Retrogusto dei sogni

Si dice che i sogni svaniscano al risveglio, evaporati in una nuvola inconsistente ed eterea come la fantasia; portati via chissà dove, forse proprio nel luogo in cui tutto ha inizio. Eppure qualcosa rimane sempre nelle trame intricate della memoria. Resta anche un retrogusto sbiadito, impalpabile, appena percettibile che scompare non appena si cerca di coglierne l’essenza. Rimane qualcosa, però, intrappolato come un insetto nella ragnatela, e si ha la sensazione di aver perduto realmente quel qualcosa di indefinito e indefinibile. I sogni trasmigrano in un’altra dimensione, in uno spazio ultracorporeo e attraversano, come un lampo, la coscienza assopita.
Essi sono come fantasmi che si manifestano non appena si abbandona la razionalità da qualche parte, in solitudine. Si percepisce l’eco lontano, un suono indistinto che si propaga in una frequenza asimmetrica. Quel qualcosa non riesce a dissolversi completamente e non ha un posto preciso nella memoria, ma mantiene il profumo di ciò che si crede perduto: un odore familiare che rimanda indietro, non solo nel tempo.