Sincronia emotiva

Non mettere se stessi a fuoco durante una conversazione non riesce facilmente. L’immedesimazione  nelle situazioni altrui non aiuta, anzi è di ostacolo, e non significa empatia. Occorre entrare in sincronia emotiva comprendendo gli stati d’animo altrui. Rispondere dando un’interpretazione personale è una forma di esibizionismo, poiché ascoltare è soprattutto accogliere; fungere da specchio attraverso il quale l’interlocutore potrà riconoscersi e comprendersi. Dare giudizi oppure consigli risulta inopportuno e spesso questi ultimi vengono ignorati. Ascoltare significa porre l’attenzione e la volontà su un’altra persona, spegnere i riflettori sull’ Io e disattendere le lusinghe del narcisismo.

“Moltissima gente ha il furioso prurito di parlare di se stessa, e viene frenata solo dalla scarsa inclinazione degli altri ad ascoltare.” William Somerset Maugham

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Un tempo migliore

La vita sfugge agli sguardi di chi non è capace di vederla e si nasconde mescolandosi alle ombre di vaghi rimpianti. Resta indietro a osservare il lento turbinio che affanna l’umanità. Segue le orme, in disparte, lasciate nella sabbia; segue la scia dei pensieri che convergono tutti verso la stessa direzione: in avanti, in prossimità di un orizzonte sfocato. Dalla nebulosa dei pensamenti, sorge da un’aurora scintillante, un interrogativo incalzante: per quale motivo la sensazione, irrazionale, che un qualcosa di migliore si trovi in un futuro ipotetico? perché non adesso, non ora? Il meglio deve per forza manifestarsi altrove nel tempo oppure non si è in grado di riconoscerlo nel presente? La vita passa attraverso un corpo e ne cattura l’essenza, come un filtro finissimo che trattiene minuscole particelle di ciò che si è stati.

“Ricordati che l’uomo non vive altra vita che quella che vive in questo momento, né perde altra vita che quella che perde adesso.” Marco Aurelio

Quel che resta

Quello che resta dopo avere pianto, riso, gioito, penato, amato è come un aroma che resta sospeso, un retrogusto indefinito che si agita nella memoria. Un sedimento che si trasforma in qualcosa altro o semplicemente scompare e non ritorna più. Quel che resta è un’appendice che viene recisa, un solco che si espande fino a dissolversi, un falso ricordo che illude e che mitiga una sensazione di perdita. Ciò che rimane sono le vestigia dell’esistenza, della vita vissuta; sequenze in ordine sparso dall’apparenza casuale e senza forma. Quel che rimane indietro è un soffio leggero e evanescente.