Sincronia emotiva

Non mettere se stessi a fuoco durante una conversazione non riesce facilmente. L’immedesimazione  nelle situazioni altrui non aiuta, anzi è di ostacolo, e non significa empatia. Occorre entrare in sincronia emotiva comprendendo gli stati d’animo altrui. Rispondere dando un’interpretazione personale è una forma di esibizionismo, poiché ascoltare è soprattutto accogliere; fungere da specchio attraverso il quale l’interlocutore potrà riconoscersi e comprendersi. Dare giudizi oppure consigli risulta inopportuno e spesso questi ultimi vengono ignorati. Ascoltare significa porre l’attenzione e la volontà su un’altra persona, spegnere i riflettori sull’ Io e disattendere le lusinghe del narcisismo.

“Moltissima gente ha il furioso prurito di parlare di se stessa, e viene frenata solo dalla scarsa inclinazione degli altri ad ascoltare.” William Somerset Maugham

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Solo un sorriso

Desidero soltanto potermi sedere vicino alla porta di uscita del bus. Sto in piedi a malapena e sono terrorizzata da ogni possibile frenata brusca, ogni sobbalzo imprevisto e improvviso che potrebbero, ognuno indifferente mente dall’altro, farmi cadere a terra. Il sedile di fonte a me non rimane libero a lungo. Una donna dal volto serio e impassibile assume subito una posizione di difesa nei miei confronti. Ogni tanto gli sguardi si incrociano per poi fuggire altrove, quasi con imbarazzo per aver violato uno spazio, un confine invisibile e immaginario in cui è proibito cercare di indovinare i pensieri altrui. L’autista guida veloce e non si cura affatto dei passeggeri che, ad ogni curva che sale e si inerpica sempre più in alto, cercano di mantenere l’equilibrio con difficoltà. Mi tengo con una mano alla base del sedile per non scontrare le ginocchia di colei che mi ignora, quando, ad un tratto, all’ennesima curva a gomito, la borsa che è appoggiata di fianco alla donna che ceca di mantenere una neutralità e un distacco garbato, cade sui miei piedi.

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Sincerità e spontaneità

La sincerità non è sempre sinonimo di spontaneità. La spontaneità non tollera la mediazione riflessiva: è diretta, primitiva, irrazionale; non è esattamente una virtù, bensì significa assecondare un impulso, è uno sfogo che spesso cela frustrazioni personali. La brutale franchezza spesso è causa, facendosi scudo dietro un’improbabile sincerità, gravi danni ai rapporti umani. La realtà ha molte facce e non è possibile essere sinceri rispetto a una e non sinceri rispetto a un’altra. Nessuno possiede la verità, bensì ognuno è immerso in essa (ne è parte) e non è possibile coglierne tutti gli aspetti contemporaneamente. Non è relativismo in senso lato che sottende la riduzione della verità ai punti di vista o alle interpretazioni soggettive. Non s’identifica con la spontaneità, ma assume valore se è consapevole e non impulsiva. La sincerità è soggettiva e non coincide con la verità universale; essa sa fermarsi davanti alla soglia del rispetto altrui, della prudenza, della gentilezza e della pazienza. Come ogni virtù si fa tiranna se è unica e assoluta. La sincerità non è la virtù regina, ha valore se non violenta altre virtù. Al poligono della verità corrisponde il politeismo delle virtù: le virtù si temperano a vicenda. Senza freni la sincerità è una virtù che sconfina nella malvagità.