Il rito della birra

“Un Paese è veramente un Paese quando ha una compagnia aerea e una birra. E alla fine è di una bella birra che si ha più bisogno” afferma Frank Zappa, e come dargli torto? Luca e Chiara amano andare in Piazza delle Erbe a bere, appunto, una birra. Abitudinari incalliti non prendono in considerazione l’idea di “tradire” il loro posticino preferito, perché l’abitudine rassicura e protegge.

Gustare una birra è un rito, ma è anche un piacere che coinvolge tutti i sensi, un’esperienza che deve tenere in considerazione l’antichissima tradizione che la caratterizza. Si sbaglia a pensare che basti aprire una bottiglietta e versarla in un bicchiere qualunque: occorre servirla rispettando regole precise che risalgono a una cultura che si è evoluta nel corso dei secoli. Nel caso in cui si voglia degustarla al meglio è necessario adottare una precisa gestualità; occorre, però, in ogni caso, versare la birra in un adeguato bicchiere di vetro. Esiste, infatti, un bicchiere specifico per ogni tipo di birra, con caratteristiche ben precise. Il bicchiere non può essere abbinato a caso; ognuno di essi è adatto ad un a birra soltanto. Per quanto riguarda la temperatura, bisogna, poi, sfatare il luogo comune secondo cui va sempre bevuta ghiacciata.

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Vediamoci in Piazza delle Erbe

Luca e Chiara non si sono mai chiesti perché Piazza delle Erbe si chiami proprio in questa maniera. Forse pochi si saranno posti questa domanda. Quello che conta a Genova, specialmente nel week-end, la sera, per un drink, per chiacchierare è darsi appuntamento proprio lì. Questa piazza fu spianata nel 1629 e dapprima ebbe il nome di Piazza Nuova per distinguerla da quella in fronte a Palazzo Ducale, fu detta poi Piazza Nuova da basso ed infine Piazza Nuova o delle Erbe. Qui aveva sede il mercato della frutta e degli ortaggi. Oggi questa non è più piazza di mercato, i tempi sono cambiati. Altra folla la occupa, è il centro della movida, della vita notturna con le sue birrerie, locali e ristoranti così pieni che è quasi impossibile camminare.

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Movida sì, ma silenziosa

Anche Luca e Chiara amano frequentare Piazza delle Erbe, nei vicoli, il cuore pulsante della Movida genovese. Il loro locale preferito si trova proprio lì. Ragazzi e non più tanto ragazzi frequentano i locali dei cosiddetti caruggi. Una fiumana di persone -specialmente durante i week-end- affolla le già strette viuzze che si diramano come capillari, formando una vera e propria rete labirintica. Un po’ come Teseo nel labirinto del Minotauro si va alla ricerca del mostro. Ed ecco che pare sia stato redatto un regolamento che andrà a limitare alcuni, o meglio dire, quasi tutti, gli aspetti classici della Movida. Quindi: basta schiamazzi, feste, musica, ma rigoroso e doveroso silenzio. Il progetto sembra proprio quello di adeguare la vita notturna a dei parametri che rispondono alle esigenze lavorative, fisiche e mentali di una popolazione non più così giovane. Andiamo a vedere, punto per punto, alcuni fra i cambiamenti che si andranno ad effettuare:

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