Indulgenza e normalità

Purtroppo l’indulgenza, spesso, è un difetto, anzi sarebbe meglio descriverla come una debolezza. Anch’essa è un sintomo chiaro ed evidente di egoismo cronico. Essere indulgenti significa comprendere, lasciare correre a volte, essere tollerante. L’indulgenza artificiosa a cui faccio riferimento, invece, è un qualcosa che ha a che fare con l’insicurezza e con la dipendenza patologica dall’incoerenza e dall’incostanza. È una sorta di indifferenza mascherata da indulgenza.

La ricerca inutile ed esasperata della cosiddetta “normalità” danneggia irrimediabilmente il senso etico e morale, perché lo stesso significato di “normalità” ha una definizione troppo vaga. Quanti livelli di significato possiede tale parola? Come è possibile classificarli e identificarsi con uno o più di essi? Da questo punto di vista quasi tutto mi lascia indifferente, persino le delusioni, poiché passano veloci, scorrono come rapide di un torrente rimescolando il terriccio melmoso. Quel terreno è la mia coscienza, ossia ciò che dovrebbe farmi da guida e rendermi capace di discernere tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra morale e amorale, ma non è così semplice.

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