Corpi apparentemente inanimati

Da sempre sono attratta dalle cose che, per ignote ragioni, vengono definite insignificanti; anche la banalità più scontata o insulsa, suscita in me un interesse inspiegabile. A volte può essere un’espressione meditabonda su un volto distratto che osserva il mondo dal finestrino abbassato di una macchina ferma al semaforo, oppure il dondolio sommesso di un ramoscello ingiallito, il ronzio sonnolento di un’ape che vola e sembra non accorgersi della mia ingombrante presenza. In una di quelle giornate ventose di metà autunno, quando il vento si diverte a spettinare i capelli e a sparpagliare foglie e cartacce dappertutto, osservo estasiata la danza aerea di una busta di plastica. Sospinta in alto roteando velocemente dischiude i manici come fossero braccia e allarga il suo ventre riempiendolo d’aria e plana lentissima, senza curarsi affatto della gravità che la richiama al suolo. Scende inaspettatamente verso il basso richiudendosi in se stessa e allungandosi per poi espandersi ancora. Sfiora appena, con leggiadria soave, frusciando appena, il selciato umido come se volesse accarezzarlo; torna subito a volteggiare per aria disegnando una spirale vorticosa e frenetica, di seguito esegue una piroetta precisa assecondando il flusso ascendente che la muove. Di nuovo a terra per delineare un cerchio unendosi al turbinio eccitato delle foglie secche che, invidiose, non riescono ad eguagliarla e a spiccare il volo con tanta facilità. Questa danza muta e leggera si è fermata soltanto quando il vento, annoiato, è volato via e immediatamente ho pensato che fosse andato altrove per trasformare in danzatori altri corpi apparentemente inanimati.

Minimalismi

È difficile piacersi. Chi non ha mai fatto un elenco di ciò che vorrebbe cambiare del proprio aspetto fisico e anche del look? Chiara detesta i segni evidenti del cambiamento e degli anni che passano. Lei sembra essersi fermata alla fase dell’adolescenza: un mondo più sicuro, forse, in cui rifugiarsi ostinatamente. Si osserva allo specchio e non riconosce il volto che viene riflesso, o meglio, decide di non riconoscerlo; vorrebbe tornare indietro nel tempo, rivivere le stesse emozioni di quando era ragazzina, magari tornare anche al liceo e non sentirsi addosso la pesante responsabilità degli esami da sostenere. Chiara non si trucca, si veste in maniera trasandata perché non vuole ammettere di essere diventata una donna. L’immagine che ha di sé non coincide con quella che vede allo specchio. Si nasconde dentro a jeans usurati, a scarpe mezze rotte, a giacconi che sviliscono la sua figura femminile. Lo fa appositamente, per non dare ragione agli altri, ai suoi genitori e anche a se stessa.

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