Il piccolo Viktor 5

“Forse mi sveglierò e rimarrò deluso” pensò mentre scrutava la fine tappezzeria a fiori, i mobili antichi, i libri ordinati perfettamente sugli scaffali di un’enorme libreria, i vasi di fiori e le fotografie racchiuse dentro pregiate cornici d’argento. Ammirava la maestosa scala che si apriva a ventaglio sormontata squisitamente da un sottile nastro rosso di fine moquette vellutata. La scala si trovava proprio al di dietro una porta aperta che svelava parte del piano terra del palazzo della Baronessa. Si percepiva un gradevole profumo di fiori freschi, di arrosto e patatine fritte, di torta appena sfornata e faceva paragoni con lo spregevole cavolfiore bollito e il disgustoso baccalà che era sempre troppo insipido.
Lo condussero in un altro salotto, ancora più grande del precedente. Proprio sopra al camino di marmo rosa svettava un enorme quadro che ritraeva un uomo seduto con un bicchiere tondeggiante in mano. Doveva essere il defunto barone. Viktor non poteva fare a meno di guardarsi intorno e restare a bocca aperta. Il maggiordomo sembrava divertito dal suo comportamento e lo lasciava fare. Qualche minuto dopo la Baronessa fece il suo ingresso. Era una donna bellissima: bionda, alta, slanciata, raffinata nel suo vestito di chiffon azzurro. Indossava un bracciale di diamanti che scintillava quasi tintinnando.
-Buonasera Viktor- lo salutò in modo formale e distaccato, ma gentile – ti ho fatto chiamare perché avevo bisogno di parlarti. È stato tuo padre a rivelarmi incautamente delle tue doti.

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Il piccolo Viktor 4

-Non ci conosciamo, quindi mi presento. Sono il maggiordomo della Freifrau Agnethe Von Boichmann- e gli strinse ancora più forte la mano esitante; lo fece come ad un vero uomo, tanto che provò una lieve fitta di dolore, ma non lo volle far intendere.
-Viktor Schmied- rispose affascinato e turbato da tanta pomposità. L’uomo emanava un profumo soave, fresco e vellutato. Un simile aroma non l’aveva mai sentito. Desiderò avere quel profumo, ma sapeva anche che non sarebbe mai riuscito ad indossarlo con altrettanta grazia ed eleganza. Si consolò, quindi, all’idea di poterlo odorare e apprezzare da lontano.
-Sono qui per conto della mia signora che ti prega di raggiungerla. Desidera parlarti e con il permesso della tua gentile madre andremo in automobile- concluse il maggiordomo impomatato.
Era perplesso. Suo padre dove si trovava? Perché nessuno l’aveva menzionato? Il sospetto che qualcosa non quadrava lo attanagliò. Zinovyia continuava a tacere. Ad un certo punto il maggiordomo la salutò con un elegante e lieve baciamano. Lei rispose appena facendo intendere che non si sarebbe scomodata per accompagnarli alla porta. L’uomo elegante portò Viktor davanti ad una lussuosa Mercedes nera. I sedili erano in pelle, morbidi e accoglienti. Alla guida c’era un uomo vestito con una strana divisa color grigio topo e indossava anche uno strano cappello rigido e squadrato che gli ricordava quelli dei militari. Il maggiordomo si sedette accanto all’autista. Seduto sul sedile posteriore aveva un po’ paura perché non conosceva quelle persone e non sapeva dove l’avrebbero portato. Aveva sentito dire dalla gente del quartiere che la Baronessa era l’amante di suo padre, ma non aveva mai creduto che la notizia fosse vera. Conosceva bene suo padre: era un uomo lento di riflessi e di intelletto, pacifico e premuroso che pensava soltanto al lavoro e alla famiglia. Eppure le voci che giravano incontrollate sostenevano il contrario. Pensò che il motivo per il quale la Baronessa volesse vederlo fosse proprio a causa della presunta relazione adulterina. Tuttavia non riusciva a comprendere cosa c’entrasse lui in quella torbida storia. Per distrarsi guardò fuori dal finestrino e ammirò le bellezze della città. Notò che i palazzi, le case e le strade cambiavano colore continuamente. La luce era fioca e batteva con lentezza sulle finestre, sui muri e sui tetti. Le ombre parevano che danzassero arrampicandosi sulle facciate. Viktor pensò anche che era uno spettacolo magnifico e fu contento di esserne stato testimone. Il viaggio non durò molto e la vettura si fermò davanti ad un enorme palazzo giallo opaco. Fu aperto un cancello ed entrarono percorrendo un ampio viale di ghiaia bianca e lucida. Il rumore del pietrisco sotto le ruote dell’automobile assomigliava a quello del pop-corn che saltava in padella. La vettura si fermò davanti ad un portone maestoso e l’autista spense il motore.
Il maggiordomo lo fece scendere e lo accompagnò davanti al raffinato portone intarsiato. Suonò il campanello e la porta fu aperta da una graziosa ragazza in divisa da cameriera. Li fece entrare e li salutò con un inchino indeciso, poi sorrise.
-Buonasera Franz- disse la giovinetta.
-Buonasera a te Klara- rispose cortesemente il maggiordomo. Viktor non fu presentato alla cameriere e se ne dispiacque.
La luce di quella stanza lo abbagliava, non era abituato a tutte quelle lampadine accese. In casa sua i lampadari ne avevano parecchie bruciate e sua madre si opponeva dal sostituirle assieme.
-Ne bastano anche due sole- diceva rimproverando Waldemar come se fosse un bambino sprovveduto e con le mani bucate. Viktor credette di stare sognando ad occhi aperti.