Le emozioni non sono affatto irrazionali


Le emozioni non sono affatto irrazionali
, anzi esse scaturiscono da un giudizio o pre-giudizio, da una reazione valutativa. Il giudizio emesso, del tutto personale e inevitabilmente parziale, influenza il vivere le situazioni a seconda che sia positivo oppure negativo. La dipendenza emotiva nei confronti degli altri, soprattutto quelli che si considerano più vicini, è uno specchio sul quale si riflettono le proprie aspettative; e ciò che si attende dagli altri – spesso sotto forma di risarcimento affettivo-, in realtà, è proprio quello che non si concede al prossimo. Noto quasi sempre una dicotomia estrema tra i pensieri sconnessi, tradotti in parole effimere, e il reale comportamento che smaschera un’animo in conflitto con se stesso.

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Etica dell’indifferenza

Il paradosso di essere e di sentirsi soli tra gli altri: condizione di chi, proprio nelle città, negli anonimi agglomerati urbani, ha la sensazione percettibile di sparire, di diventare invisibile, anche ai propri occhi. La progressiva, quanto inevitabile, rarefazione delle interazioni umane, sociali, potrebbe essere interpretata come una sorta di indifferente tolleranza. Ignorare l’altro, seppur riconoscendogli uno spazio sociale (e anche vitale), ma nell’atto essenzialmente fragile di “ignorare” qualcuno in presenza di altri, ravvisa, in un certo qual modo, un’etica traballante che frammenta la visione ultima e anche il pensiero. Lo spazio pubblico, in cui la noncuranza è un’arma a doppio taglio, è una terra di nessuno, una stazione senza treni, un bosco silenzioso. Si cammina, così, mescolandosi nella moltitudine umana frastagliata e frantumata della sua essenza, rispettando confini culturali o sociali non definiti, bensì acquisiti per tacita accettazione; confini che si intrecciano e si uniscono creandone altri ancora, senza fine. Forse si è perduta la sensibilità, barattata con una civile ed etica indifferenza; e non si possiede più un’anima permeabile e aperta perché coperta da uno strato di apatia cronica che inganna e seduce con un inconsistente senso di protezione.

La città farà i doni della solitudine e della privacy a chiunque desideri questi beni singolari” E.B. Withe.

Strana illusione

La rapidità con cui le notizie si diffondono e vengono proposte al pubblico creano una strana illusione, un’allucinazione di massa, ossia quella di vivere al centro degli avvenimenti stessi; ad alcune altre, invece, si interpone una distanza, non soltanto dal punto di vista geografico, ma anche emotiva. Una distanza pudica che instilla, goccia a goccia, i primi sintomi di indifferenza, di superficialità. Quando gli avvenimenti scorrono rapidi sui binari dell’abitudine, della pigrizia intellettiva, diventano istantanei e appassionanti e ci si lascia trascinare dal loro flusso infinito. Per questi motivi, del tutto personali, la superficialità, non la velocità, incide sulla percezione del presente. E si fa di tutto per cancellare ogni memoria.