Autarchia difensiva

La funzione interattiva veicolata dall’intrattenimento/informazione dei mass-media, mitridatizza alle notizie della cosiddetta malasanità incoraggiando la partecipazione fittizia del pubblico. Le immagini e i tipi di messaggi fatti circolare, in realtà, cristallizzano interpretazioni spesso avulse dal reale contesto. Le conseguenti e inevitabili distorsioni, maturate nell’isolamento critico del telespettatore,  alimentano una spettacolarizzazione ed esibizione della sofferenza in maniera indiscriminata, senza alcun sostegno scientifico, apporto culturale o informativo. L’idealizzazione della riacquisizione e/o del mantenimento della salute umana diventano, nell’immaginario collettivo, delle icone assolute, ma del tutto decontestualizzate. Si assiste ad una inesorabile perdita delle componenti concrete della oggettività della malattia e del livello attuale della medicina in cambio di una elaborazione massificata di rimozione, traslazione dello stesso concetto di dolore, fisico e psicologico. Il rischio è nell’accettare, quasi, l’inadeguatezza della medicina accessibile. L’angoscia e il senso di impotenza sfociano in una non-compliance non del tutto consapevole – bensì indotta dalla percezione sfalsata-, una autarchia difensiva che potrebbe avere effetti devastanti.

Dialogo interiore

Quasi nessuno possiede i propri pensieri, al contrario sono essi a dominare la mente nel caotico sottofondo che assomiglia all’infinita eco dell’ego. In un mondo ossessionato dalla socializzazione e dalla comunicazione coatta, ciò che rimane delle parole è solamente l’ombra dell’intenzione, in qualche modo repressa, nel momento di esprimersi. L’ossessionante, inarrestabile dialogo interiore sfibra l’anima e il corpo, i pensieri inutili, così, ricavano energia da loro stessi in un riciclo inesauribile e alternanza esasperante di brevi gioire e paure ammonitrici. Il riflesso del Sè lo si ravvisa sempre nella personalità, spesso percepita come disarmonica, non in sintonia, con quell’unica nota che emerge da una profondità ignota, ma riconosciuta come la più autentica.

Sogno collettivo

Sfumature indeterminate di un qualcosa che non esiste, se non  nei sensi di colpa oppure nelle fantasie latenti: ansia di cose irrealizzabili, insoddisfazione inesplicabile, prepotente, per ciò che non è stato, nostalgia verso noi stessi, verso un passato inesistente e timore di un futuro incerto, esitante. Percezioni modulate da un sentire distorto oppure uno stato d’animo che si impregna, come una spugna, delle reminiscenze, delle sensazioni, delle emozioni mescolate, sovrapposte, del mondo. Come un sogno collettivo, un’ombra estranea proiettata su ciò che siamo, una monotonia attraente dei desideri, una fatua assenza di tonalità della consapevolezza, in un mondo incompleto che ha perduto una dimensione sconosciuta, ma della quale abbiamo il rimpianto.