Indottrinamento

Un sistema di indottrinamento deve essere in grado di svolgere determinati compiti. Il bersaglio è la massa, ignorante e inconsapevole. I componenti della massa devono restare tali, distratti da programmi tv demenziali e mediocri, eventi sportivi, soap opera, talent show, applicazioni inutili e social che emarginano, relegando sempre di più l’essere umano in un angolo occupando meno spazio possibile e senza disturbare. Avulso dal contesto, da strutture organizzative che potrebbero, invece, fornirli quelle informazioni essenziali e di fare progredire il pensiero critico. Ognuno è solo davanti allo smartphone, al pc, alla tv, solo senza quasi provare desiderio di interazioni reali.

Per coloro, invece, che andranno a ricoprire ruoli dirigenziali e a prendere parte nel processo decisionale, l’indottrinamento assume una forma diversa. Questi uomini eletti dovranno interiorizzare i valori del sistema e a condividere, nonché vendere, le illusioni di libertà e giustizia al popolo ignave operando, più o meno consapevolmente, nell’interesse dei centri di potere.

“Quando si tratta di controllare gli esseri umani non c’è miglior strumento della menzogna. Perché, vedete, gli esseri umani vivono di credenze. E le credenze possono essere manipolate. Il potere di manipolare le credenze è l’unica cosa che conta.”  Michael Ende

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Un tempo migliore

La vita sfugge agli sguardi di chi non è capace di vederla e si nasconde mescolandosi alle ombre di vaghi rimpianti. Resta indietro a osservare il lento turbinio che affanna l’umanità. Segue le orme, in disparte, lasciate nella sabbia; segue la scia dei pensieri che convergono tutti verso la stessa direzione: in avanti, in prossimità di un orizzonte sfocato. Dalla nebulosa dei pensamenti, sorge da un’aurora scintillante, un interrogativo incalzante: per quale motivo la sensazione, irrazionale, che un qualcosa di migliore si trovi in un futuro ipotetico? perché non adesso, non ora? Il meglio deve per forza manifestarsi altrove nel tempo oppure non si è in grado di riconoscerlo nel presente? La vita passa attraverso un corpo e ne cattura l’essenza, come un filtro finissimo che trattiene minuscole particelle di ciò che si è stati.

“Ricordati che l’uomo non vive altra vita che quella che vive in questo momento, né perde altra vita che quella che perde adesso.” Marco Aurelio

Venenum in diebus nostris

Vivere al di fuori di se stessi, proiettati verso l’esteriorità. Guardare fuori, mai all’interno e identificarsi con qualsiasi cosa tranne che con se stessi. L’esteriore introiettato viene scambiato per ciò che si è, per ciò che si potrebbe diventare, se solamente si avesse il coraggio di abbandonare la superficie piatta dell’insoddisfazione. I processi di identificazione risiedono all’esterno dell’essere umano e ogni avvenimento è percepito come personale. Avvelenare la vita con piccole dosi di infelicità e invidia verso coloro i quali portano il medesimo e pesante fardello dell’esistenza richiama altra amarezza. Il malessere organico di questi sentimenti si manifesta tramite un’aggressività compulsiva, con un’irrazionalità becera o con una estenuante malinconia. Così l’occhio si posa su quello che vuole vedere anche se non esiste, per giustificare, forse, la propria meschinità.

“Ciò che rende terribile questo mondo è che mettiamo la stessa passione nel cercare di essere felici e nell’impedire che gli altri lo siano.” Conte di Rivarol