Black Mirror

Lo schermo nero e muto, in cui il riflesso di se stessi viene distorto e catturato. Un portale magico che si spalanca verso il mondo; una finestra che non è mai chiusa completamente. Il tramite tra due mondi che si intrecciano e si confondono: reale e virtuale. Lo specchio nero non riflette l’immagine, ma ne imprigiona l’essenza e diventa indispensabile nel momento in cui la debolezza umana si lascia soggiogare, adulare, da false promesse. Lo specchio nero, si dice, abbia poteri divinatori, così come la tecnologia che lo rappresenta e sia in grado di mettere in contatto due dimensioni, aprendo la strada verso l’ignoto; esso, se viene usato spesso, acquista una specie di anima propria che diventa sempre più potente. Lo schermo, come lo specchio nero, mostra quello che vuole, quello che si vuole vedere; la realtà si mescola alla fantasia in un turbinio delirante, l’orizzonte si allontana e ci si perde in un sogno lucido.

“A volte mi chiedo se la realtà esiste davvero, se c’è veramente una natura delle cose, obiettiva e intatta. O se tutto ciò che ci accade è già modificato in anticipo dalla nostra immaginazione. Se sognando qualcosa gli diamo vita.” Chitra Banerjee Divakaruni

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Massificazione della felicità

La società attuale fagocita tutto ciò che è materiale ed espelle pertanto, attraverso un acclamato nichilismo, qualsiasi anelito trascendentale dell’essere umano. Abbandonata la spiritualità, perché percepita come un peso, come un fardello inutile e insulso, come un ostacolo per la propria libera espressione, l’uomo moderno ricerca il fine dell’esistenza (della propria esistenza), nel tempo e nella casualità aberrante e ignota. Tagliate le radici metafisiche della propria identità, si finisce per illudersi che la felicità possa essere trovata nell’avere, nel piacere, nel benessere esteriore. Una felicità relativamente a buon mercato, sponsorizzata, pubblicizzata e venduta come merce attraverso le leggi della domanda e offerta, massificata e globalizzata per l’appunto.

Le istituzioni politiche e sociali, inoltre, favoriscono e inducono a realizzare una soddisfazione di tipo edonistico e materiale, ma, quanto più questo miraggio viene inseguito, tanto più vengono percepiti problemi psichici ed esistenziali che si concretizzano con l’esatto contrario della effimera e volubile idea di felicità. La diffusione di una concezione edonistica favorisce, quindi, l’individualismo radicale e l’egoismo materialistico ed utilitaristico, perciò l’esistenza stessa viene orientata esclusivamente al piacere immediato, impegnando ogni azione per produrre e acquisire i mezzi per conseguire il tanto ambito “benessere”. In questa prospettiva non si potrà che assistere ad un’esponenziale crescita dell’avidità per il denaro; la società, avente un carattere esclusivamente di tipo economico, proporrà tale orientamento per ogni individuo, incoraggiando a perseguire la chimera finale, mendace e tirannica, di una idea reazionaria di felicità.

Solo un sorriso

Desidero soltanto potermi sedere vicino alla porta di uscita del bus. Sto in piedi a malapena e sono terrorizzata da ogni possibile frenata brusca, ogni sobbalzo imprevisto e improvviso che potrebbero, ognuno indifferente mente dall’altro, farmi cadere a terra. Il sedile di fonte a me non rimane libero a lungo. Una donna dal volto serio e impassibile assume subito una posizione di difesa nei miei confronti. Ogni tanto gli sguardi si incrociano per poi fuggire altrove, quasi con imbarazzo per aver violato uno spazio, un confine invisibile e immaginario in cui è proibito cercare di indovinare i pensieri altrui. L’autista guida veloce e non si cura affatto dei passeggeri che, ad ogni curva che sale e si inerpica sempre più in alto, cercano di mantenere l’equilibrio con difficoltà. Mi tengo con una mano alla base del sedile per non scontrare le ginocchia di colei che mi ignora, quando, ad un tratto, all’ennesima curva a gomito, la borsa che è appoggiata di fianco alla donna che ceca di mantenere una neutralità e un distacco garbato, cade sui miei piedi.

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