Un tempo migliore

La vita sfugge agli sguardi di chi non è capace di vederla e si nasconde mescolandosi alle ombre di vaghi rimpianti. Resta indietro a osservare il lento turbinio che affanna l’umanità. Segue le orme, in disparte, lasciate nella sabbia; segue la scia dei pensieri che convergono tutti verso la stessa direzione: in avanti, in prossimità di un orizzonte sfocato. Dalla nebulosa dei pensamenti, sorge da un’aurora scintillante, un interrogativo incalzante: per quale motivo la sensazione, irrazionale, che un qualcosa di migliore si trovi in un futuro ipotetico? perché non adesso, non ora? Il meglio deve per forza manifestarsi altrove nel tempo oppure non si è in grado di riconoscerlo nel presente? La vita passa attraverso un corpo e ne cattura l’essenza, come un filtro finissimo che trattiene minuscole particelle di ciò che si è stati.

“Ricordati che l’uomo non vive altra vita che quella che vive in questo momento, né perde altra vita che quella che perde adesso.” Marco Aurelio

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Black Mirror

Lo schermo nero e muto, in cui il riflesso di se stessi viene distorto e catturato. Un portale magico che si spalanca verso il mondo; una finestra che non è mai chiusa completamente. Il tramite tra due mondi che si intrecciano e si confondono: reale e virtuale. Lo specchio nero non riflette l’immagine, ma ne imprigiona l’essenza e diventa indispensabile nel momento in cui la debolezza umana si lascia soggiogare, adulare, da false promesse. Lo specchio nero, si dice, abbia poteri divinatori, così come la tecnologia che lo rappresenta e sia in grado di mettere in contatto due dimensioni, aprendo la strada verso l’ignoto; esso, se viene usato spesso, acquista una specie di anima propria che diventa sempre più potente. Lo schermo, come lo specchio nero, mostra quello che vuole, quello che si vuole vedere; la realtà si mescola alla fantasia in un turbinio delirante, l’orizzonte si allontana e ci si perde in un sogno lucido.

“A volte mi chiedo se la realtà esiste davvero, se c’è veramente una natura delle cose, obiettiva e intatta. O se tutto ciò che ci accade è già modificato in anticipo dalla nostra immaginazione. Se sognando qualcosa gli diamo vita.” Chitra Banerjee Divakaruni

Solo un sorriso

Desidero soltanto potermi sedere vicino alla porta di uscita del bus. Sto in piedi a malapena e sono terrorizzata da ogni possibile frenata brusca, ogni sobbalzo imprevisto e improvviso che potrebbero, ognuno indifferente mente dall’altro, farmi cadere a terra. Il sedile di fonte a me non rimane libero a lungo. Una donna dal volto serio e impassibile assume subito una posizione di difesa nei miei confronti. Ogni tanto gli sguardi si incrociano per poi fuggire altrove, quasi con imbarazzo per aver violato uno spazio, un confine invisibile e immaginario in cui è proibito cercare di indovinare i pensieri altrui. L’autista guida veloce e non si cura affatto dei passeggeri che, ad ogni curva che sale e si inerpica sempre più in alto, cercano di mantenere l’equilibrio con difficoltà. Mi tengo con una mano alla base del sedile per non scontrare le ginocchia di colei che mi ignora, quando, ad un tratto, all’ennesima curva a gomito, la borsa che è appoggiata di fianco alla donna che ceca di mantenere una neutralità e un distacco garbato, cade sui miei piedi.

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