Dogmi

Jung definì il dogmatismo “un cattivo funzionamento del pensiero in cui, quanto più i sentimenti sono rimossi, tanto maggiore è l’influenza dannosa che essi esercitano segretamente sul pensiero, il quale altrimenti funzionerebbe perfettamente. Il punto di vista intellettuale… per effetto dell’inconscia suscettibilità personale… diventa rigidamente dogmatico. L’autoaffermazione della personalità si trasferisce sul pensiero… Il critico viene stroncato, magari con invettive dirette alla sua persona, e non vi è argomento, per cattivo che sia, cui non si faccia ricorso… Tutte le tendenze psichiche che vengono rimosse dall’atteggiamento dogmatico si raggruppano nell’inconscio come antitesi e determinano l’insorgere di dubbi. Per difendersi dal dubbio l’atteggiamento cosciente diviene fanatico, giacché il fanatismo altro non è se non un dubbio iper-comopensato.”

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Quel che resta

Quello che resta dopo avere pianto, riso, gioito, penato, amato è come un aroma che resta sospeso, un retrogusto indefinito che si agita nella memoria. Un sedimento che si trasforma in qualcosa altro o semplicemente scompare e non ritorna più. Quel che resta è un’appendice che viene recisa, un solco che si espande fino a dissolversi, un falso ricordo che illude e che mitiga una sensazione di perdita. Ciò che rimane sono le vestigia dell’esistenza, della vita vissuta; sequenze in ordine sparso dall’apparenza casuale e senza forma. Quel che rimane indietro è un soffio leggero e evanescente.

Un po’ di pubblicità

La parola pubblicità sottende al significato di pubblico, inteso non nella forma giuridica del termine, ma a una moltitudine di individui. La pubblicità, intesa come messaggio commerciale, viene definita come “l’insieme di tutti i mezzi e modi usati allo scopo di segnalare l’esistenza e far conoscere le caratteristiche di prodotti, servizî, prestazioni di vario genere predisponendo i messaggi ritenuti più idonei per il tipo di mercato verso cui sono indirizzati” (Treccani). Tale definizione sembrerebbe del tutto innocua, ma se la si analizza in maniera non superficiale si noterebbe l’utilizzo dei termini “tutti i mezzi e modi” che vuol significare tutto o niente. I meccanismi persuasivi attirano l’attenzione dell’osservatore e ne manipolano i comportamenti alterandone i bisogni. L’ingegneria della costruzione dei finti bisogni è una scienza sofisticatissima che asseconda leggi di mercato; essa è creativa, falsamente lusinghiera e ammalia con promesse improbabili o mendaci. La comunicazione, se da una parte è razionale, in quanto descrive un prodotto (qualsiasi esso sia), dall’altra ne adultera il messaggio stesso utilizzando le emozioni che coinvolgono lo spettatore e lo trasportano in una dimensione quasi onirica. Il continuo bombardamento pubblicitario, breve, ripetitivo, incisivo, produce l’effetto di rinforzare sitemi di pensiero e di attese già assestati, di familiarizzare col prodotto e, quindi, renderlo meno distante dalla quotidianità, e dal vissuto dell’individuo. Egli deve riconoscersi nel prodotto, si deve superare l’impasse della dissonanza cognitiva, ossia l’incoerenza tra pensiero e azione (o tra aspettative e azione); questo disagio, del tutto comprensibile, deve essere superato e così facendo l’uomo potrà liberarsi, non pensare e finalmente consumare.

La pubblicità può essere descritta come la scienza di fermare l’intelligenza umana abbastanza a lungo da ricavarne denaro”   S. Leacock