“Possa la mia anima rifiorire innamorata per tutta l’esistenza”

Naufragare dentro a se stessi andando alla deriva seguendo la corrente dei propri pensieri. Vagare nell’immenso oceano delle abitudini e sfiorare appena con le dita la superficie opalescente della memoria; ricordare soltanto, oppure avere la sensazione di essere intrappolati nella nostalgia di un qualcosa di indefinito. Sognare di essere altrove, in un luogo che non esiste o che, forse, apparirà al di là dell’orizzonte. Respirare il calore del sole mentre il vento tace; abbandonare il risentimento, lasciarlo alle spalle come le orme sulla sabbia lambita dalle onde. Camminare senza timore nutrendo il presentimento di un cambiamento interiore. Schiudere l’anima come i petali di un fiore che, timidamente, mostra la propria bellezza.

 

“Possa la mia anima rifiorire innamorata per tutta l’esistenza” R. Steiner

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Asservimento interiorizzato

La coercizione non risulta più essere necessaria per mantenere il controllo e il potere. Tutto ciò che occorre, invece, è cambiare la percezione della realtà, condizionare il comportamento e le opinioni; modificare le coscienze in modo da non riuscire a percepire lo stato di sottomissione e di vessazione in cui si vive. Una volta interiorizzato l’asservimento, reprimendo anche le più elementari emozioni umane come la compassione e la solidarietà, l’individualismo si sostituisce ad esse giustificando il più spietato e servile egoismo. L’indifferenza, mascherata da necessità e virtù, si insinua nel profondo dell’anima oramai devitalizzata.

“Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.” A. Gramsci

“L’industria fa progressi ma l’operaio retrocede”

Le facoltà intellettive dell’essere umano confluiscono tutte ad alimentare quell’unico scopo attraverso il quale dare un senso alla propria esistenza: il lavoro specializzato. Ogni altro talento innato diventa, quindi, superfluo e, anzi, additato come ostacolo alla realizzazione di tale disegno. Non c’è più posto né per l’arte, né per la cultura (che non sia attinente all’ambito di appartenenza lavorativo), né per la bellezza e, tanto meno, alla ricerca di una visione spirituale della vita. Dotati di qualche abilità, tanto basta per svolgere un compito o un ruolo nella società, ma senza alcuna consapevolezza delle potenzialità mutilate e non espresse si procede, a ritroso, passo dopo passo, tutti i giorni, anno dopo anno privati della nostalgia verso se stessi.

“L’uomo che passa la vita a compiere poche semplici operazioni, i cui effetti,    inoltre, sono forse sempre gli stessi o quasi, non ha alcuna occasione di esercitare la sua intelligenza…e in generale diventa stupido e ignorante, per quanto lo può diventare una creatura umana…ma in ogni società incivilita e avanzata questo è lo stato in cui il lavoratore povero, ossia la massa del popolo, deve necessariamente cadere a meno che il governo non si prenda cura d’impedirlo”.   A. Smith