Senza emozione

Quella sensazione sottile, insinuante, che costringe a fermarsi, riflettere e comprendere; che opprime il pensiero e lo fa rallentare; che impone di essere sinceri con se stessi non accettando compromessi. La fastidiosa percezione di un’agitazione interiore, di un’assenza, di una violazione, di una ribellione, recise, come un fiore alla base dello stelo, repentinamente da una scossa artificiale che proviene dall’esterno. Molecole a buon mercato che azzerano, annientano ogni emozione indesiderata e perdersi nei meandri di un sogno lucido e asettico.

Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento.” Carl Gustav Jung

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Antropocentrismo: ontologia umano-specifica

Esistono due dogmi che riguardano l’antropocentrismo, sistema metafisico secondo cui l’Homo Sapiens, abbia un qualche tipo di relazione privilegiata con gli oggetti del mondo. I suoi due dogmi sono: che sia impossibile uscirne; che lo stesso tentativo di uscirne sia esso stesso antropocentrico, quindi più forte paradossalmente. Il primo dogma si basa sulla sua struttura cognitiva: non è possibile pensare come se non si fosse colui che sta pensando (chiusura). In realtà l’antropocentrismo è una descrizione dell’umano o, più precisamente, una metafisica: esso è centrato, moralmente isolato e sconnesso dal resto del vivente. Esistono almeno due tipi di antropocentrismo: una versione secondo cui l’uomo sia portato a vedere le cose del mondo dalla sua immagine specie-specifica, e una che deriva da questa, ossia l’idea che il proprio modo di vedere le cose sia anche il migliore se non, talvolta, addirittura l’unico. Quindi, la maggior parte delle tassonomie ontologiche, in gergo tecnico “gli inventari del mondo”, siano in realtà inventari del mondo dell’Homo Sapiens e, dunque, il risultato non sarebbe mai un’ontologia in quanto tale, ma una ontologia umano-specifica.

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Sincronia emotiva

Non mettere se stessi a fuoco durante una conversazione non riesce facilmente. L’immedesimazione  nelle situazioni altrui non aiuta, anzi è di ostacolo, e non significa empatia. Occorre entrare in sincronia emotiva comprendendo gli stati d’animo altrui. Rispondere dando un’interpretazione personale è una forma di esibizionismo, poiché ascoltare è soprattutto accogliere; fungere da specchio attraverso il quale l’interlocutore potrà riconoscersi e comprendersi. Dare giudizi oppure consigli risulta inopportuno e spesso questi ultimi vengono ignorati. Ascoltare significa porre l’attenzione e la volontà su un’altra persona, spegnere i riflettori sull’ Io e disattendere le lusinghe del narcisismo.

“Moltissima gente ha il furioso prurito di parlare di se stessa, e viene frenata solo dalla scarsa inclinazione degli altri ad ascoltare.” William Somerset Maugham